Sacello in commemorazione dell’eccidio di Cima Vallona (giugno 1970)

I Comuni di Comelico Superiore e Danta ricordano le Vittime del tragico episodio.

Gli alpini in congedo e le popolazioni dei Comuni di Comelico Superiore e Danta hanno voluto non solo ricordare le Vittime dell’eccidio di Cima Vallona ma tramandare anche ai loro figli e nipoti lo spirito che li animò all’indomani del tragico evento e li sorresse poi per realizzare con tenacia la chiesa, che vuole essere espressione di fede, di riconoscenza per le vittime e, per tutti, di italianità. Vive ancora solido in noi il culto della giustizia e dell’amore per il nostro Paese: questo il maggior testamento a favore di tutti coloro che verranno dopo di noi.

Il 28 giugno 1970 gli Alpini di Comelico Superiore e Danta e la popolazione di San Nicolò di Comelico realizzavano, con l’aiuto ed il conforto di molti, un’iniziativa sorta tra loro, da sdegno e da pietà, all’indomani di un vile attentato: LA COSTRUZIONE DELLA CHIESETTA  DEDICATA ALLE VITTIME DELL’ECCIDIO DI CIMA VALLONA PERPETRATO IL 26 GIUGNO 1967.

Tempio e sacrario di patrie memorie, veniva solennemente consacrata con un imponente raduno alpino per mantenere vivo il ricordo di quanti sacrifici e di quanto sangue sono cosparsi i confini della Patria.

(Valle del Digon 28/06/1970)

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“Erano le tre e mezza del 25 giugno 1967 quando un ordigno ad orologeria di circa dieci chili di donarite faceva saltare un traliccio dell’alta tensione in località Cima Vallona Di San Nicolò Comelico, al confine italo-austriaco. Un reparto del btg. Alp. Val Cismon si recava immediatamente sul posto per dare la caccia ai terroristi altoatesini autori dell'attentato, ma l'alpino Armando Piva di Valdobbiadene metteva un piede su una mina antiuomo e moriva poche ore dopo all'ospedale. Sul luogo venivano trasportati immediatamente con l'elicottero gli uomini di una pattuglia di forze speciali antiterrorismo, guidata dal capitano dei Carabinieri Francesco Gentile e composta, tra gli altri, da due paracadutisti della Folgore, il tenente Mario Di Lecce e il sergente Olivo Dordi. Effettuata l'ispezione, Gentile e i suoi uomini scendevano lungo il sentiero quando deflagrava un'altra potente mina a strappo che investiva ed uccideva i tre militari, ferendo in modo grave il sottufficiale Marcello Fagnani, sergente parà.”

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Su le nude rocce, sui perenni ghiacciai, su ogni balza delle Alpi ove la Provvidenza ci ha posto a baluardo fedele delle nostre contrade, noi, purificati dal dovere pericolosamente compiuto, eleviamo l'animo a Te, o Signore, che proteggi le nostre mamme, le nostre spose, i nostri figlie fratelli lontani, e ci aiuti ad essere degni delle glorie dei nostri avi. Dio onnipotente, che governi tutti gli elementi, salva noi, armati come siamo di fede e di amore. Salvaci dal gelo implacabile,dai vortici della tormenta, dall 'impeto della valanga, fa che il nostro piede posi sicuro su le creste vertiginose, su le diritte pareti, oltre i crepacci insidiosi, rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra patria, la nostra bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana. E tu, Madre di Dio, candida più della neve, tu che hai conosciuto e raccolto ogni sofferenza e ogni sacrificio di tutti gli alpini caduti, tu che conosci e raccogli ogni anelito e ogni speranza di tutti gli alpini vivi ed in armi. Tu benedici e sorridi ai nostri battaglioni e ai nostri gruppi. Così sia. 

(La Preghiera dell’Alpino)

Articolo pubblicato il: 09 luglio 2013

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